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Tolentino, lunedì 27 settembre 2010
CENTRO CULTURALE “IL CASALE” - SPOLETO

Il 2 ottobre 2010, alle 18.00, nelle sale espositive di Palazzo Parisani Bezzi di Tolentino sarà inaugurata la mostra di pittura e scultura “Non violenza” di Manuel Campus con opere dal 1974 ad oggi. La mostra, a cura di Stefania Palmieri ed organizzata in collaborazione con il comune di Tolentino, chiuderà i battenti il 24 ottobre 2010. In allestimento, tra le altre opere sulla non violenza, ci sarà anche una delle diciannove tavole del capolavoro del maestro Campus intitolato “Golgota oggi” di cui sono state fatte fino ad ora dieci tappe itineranti: la prima a Spoleto nel Chiostro di San Nicolò, nell’anno del Giubileo 2000; la seconda a Viterbo nel 2000, la prima settimana in sette chiese e la successiva sedici opere al Palazzo dei papi e tre nel duomo; la terza a Foligno, nel 2001 a Palazzo Trinci; la quarta a Frosinone nel 2002 nella Villa comunale – Casa de Matthaeis; la quinta nel 2004 al Lazzaretto di Cagliari; la sesta a Francavilla al Mare (Ch) nel 2006 al Museo Michetti; la settima a Santeramo in Colle (Ba) nel 2007, nell’ex Convento dei frati riformati; l’ottava nel 2007 a Roccaraso nella sala convegni del comune; la nona a Catanzaro, complesso monumentale San Giovanni; l’ultima a Palermo nelle Sale duca di Montalto del Palazzo dei Normanni. La scelta di rendere l’esposizione itinerante è stata dettata dalla volontà di Campus di far arrivare il suo messaggio a tanti, soprattutto ai giovani delle scuole dell’obbligo ai quali egli si rivolge sempre in maniera particolare, non solo come osservatore ma anche come “paladino”. Ma qual è il messaggio che Campus ha affidato alle diciannove tavole del “Golgota oggi”? Raccontare il travaglio e la morte di un uomo chiamato Cristo che vuol dire anche raccontare il dolore e la morte dell’uomo di oggi, dell’uomo del terzo millennio.
Campus usa tele di grandi dimensioni (2 metri X 1,40), crea spazi pittorici e nella Via Crucis del Cristo fanno da sfondo gli atti terribili dell’uomo moderno: dal fungo atomico di Hiroscima alla deportazione nei lager nazisti; dall’esodo di curdi e albanesi alla distruzione delle foreste. E’ la potenza distruttrice dell’uomo contro l’umanità stessa e contro la natura. E in questo racconto la passione di Cristo si eterna, rivive in ogni atrocità: i volti scavati dal dolore e gli occhi sofferenti sono gli stessi nel Figlio di Dio, nei condannati a morte, nei bambini africani vittime della fame, nei barboni che diventano, nella tela di Campus gli Apostoli di Gesù nell’ultima cena. Nel percorso pittorico il maestro mette in scena la negazione e l’aberrazione dell’uomo, esemplificati in episodi-chiave come “Il bacio di Giuda”, simbolo del tradimento che ricorda quello degli uomini nelle guerre fratricide o come “Cristo o Barabba”, immagine dell’eterno dilemma tra bene e male davanti al quale l’uomo è chiamato a scegliere. Nelle tavole che illustrano il percorso di Cristo verso il calvario lo scenario è sempre quello dell’Apocalisse ecologica determinata da una gestione irresponsabile da parte dell’uomo, del patrimonio naturale, bruciato dagli incendi, inaridito dal buco dell’ozono, offuscato dalle esalazioni nocive delle industrie. Con il “Golgota oggi” Campus vuole continuare a dare al segno e al colore della sua pittura un alto significato etico, nella consapevolezza che non sarà possibile raccontare tutti i crimini dell’uomo, ma con la certezza che l’impegno morale che lo coinvolge sarà testimonianza importante soprattutto per gli uomini di domani.
E’ in quest’epoca di speranza che padre Basilio Randazzo del Centro Kolbe di Carini (Pa), docente di teologia e filosofia dell’Università di Palermo, spiega la necessità della diciannovesima tavola, quella della Risurrezione, “l’icona della speranza”, la rappresentazione del messaggio della rivelazione, l’apertura “a visioni trascendenti del santo, di attesa bontà” che il maestro Campus ha accolto e realizzato.
Per sottolineare l’importanza sociale e morale del “Golgota oggi”, l’editore Alfredo Flaccomio di Palermo, ha realizzato una monografia sulla mostra con una presentazione del critico Franca Calzavacca, la testimonianza di Padre Randazzo sulla “teologia della bellezza e della bontà” e tre cartelle con le riproduzioni delle diciannove tavole in serigrafia a quattordici colori, litografia e acquaforte.
C’è una frase che Campus ha scelto per esprimere il senso profondo del suo lavoro, è incisa sulla pietra del Sepolcro nella diciottesima tavola, costruita in modo diverso dalle altre per la scelta di assemblare in una sorta di collage le immagini “delle più agghiaccianti violenze compiute dall’uomo alla conquista della sua supremazia”.
E’ un pensiero di Martin Luther King che recita: “In questa epoca di grandi stravolgimenti sociali più della violenza mi atterrisce il silenzio delle persone oneste”.
Il “Golgota oggi” diventa così un invito rivolto a ciascuno di noi a vincere l’indifferenza che troppo spesso accompagna, come una complice silenziosa e occulta, la potenza distruttrice degli uomini.

Comunicato Stampa

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